L’histoire du bleu dans l’art, couleur phare de la Méditerranée : de l’Égypte antique à Yves Klein

La storia del blu nell’arte: dall’antico Egitto a Yves Klein

Il Mediterraneo è spesso associato al blu: quello del Mar Egeo, del cielo splendente delle Cicladi, degli oggetti in maiolica e ceramica, o ancora quello delle persiane e delle stradine orientali e greche.

Tuttavia, il blu mediterraneo non è solo un colore di paesaggio.

Dall’antico Egitto al Rinascimento, dall’oltremare medievale al blu di Prussia, fino ai monocromi di Yves Klein, la storia del blu racconta tanto quella dei pigmenti quanto quella degli scambi, delle credenze e dello sguardo sul mondo.

A lungo raro, costoso e difficile da ottenere, è stato prima una prodezza tecnica prima di diventare un simbolo spirituale, politico, poetico e poi moderno.

 

Il blu egiziano: un’invenzione nata dal desiderio di imitare la pietra preziosa

Una delle prime grandi storie del blu inizia in Egitto.

Contrariamente ai Romani, gli Egizi attribuivano un grande valore alle pietre blu e blu-verdi, come il lapislazzuli, il turchese o alcune maioliche. Questi colori evocavano l’acqua, il cielo, la fertilità, la rinascita e il mondo divino.

Ma le pietre preziose erano rare e costose. Per ritrovare questa intensità colorata, gli artigiani egizi svilupparono uno dei primi pigmenti sintetici conosciuti: il blu egiziano.

Ottenuto da una miscela riscaldata di silice, rame, calcio e un fondente alcalino, questo pigmento permetteva di creare una tinta luminosa, tra blu chiaro e blu profondo, utilizzata su oggetti, sculture, pitture murali, sarcofagi o elementi decorativi.

Questo blu non era quindi solo un colore: era già un sapere.

Testimonia una volontà molto antica di dominare la materia per produrre un colore carico di significato.

Il celebre soffitto astronomico della Sala ipostila, al tempio di Dendera, in Egitto.

 

 

Il lapislazzuli: il blu venuto da lontano

Per secoli, il blu più prestigioso rimane quello del lapislazzuli.

Questa pietra semipreziosa, estratta in particolare nella regione del Badakhshan, nell’attuale Afghanistan, viaggiava per lunghe distanze prima di arrivare nel Mediterraneo e in Europa.

Ridotta in polvere e poi a lungo preparata, diede vita al blu oltremare, uno dei pigmenti più preziosi della storia dell’arte.

Il suo nome deriva dal latino medievale ultramarinus, che significa «venuto d’oltre i mari». Questa denominazione dice già tutto: il blu oltremare è un colore di viaggio, di commercio e di rarità.

Usare questo blu su una pittura equivaleva quindi a impiegare una materia preziosa, a volte più costosa dell’oro.

 

 

Il blu sacro del Medioevo e del Rinascimento

Nel Medioevo e nel Rinascimento, l’oltremare diventa uno dei pigmenti più ricercati dai pittori.

La sua profondità, la sua stabilità e il suo splendore lo rendono un colore privilegiato per rappresentare il divino.

Nell’arte occidentale, è spesso riservato al manto della Vergine Maria. Questa scelta non è solo estetica. Segnala il valore spirituale del personaggio, ma anche l’importanza del committente capace di finanziare un pigmento così prezioso.

Il blu diventa allora un colore di prestigio.

Esprime la purezza, la maestà, la distanza celeste e la ricchezza materiale dell’opera.

In alcuni contratti di pittura, l’uso dell’oltremare poteva anche essere specificato per garantire la qualità e il costo della commissione.

 

Cappella degli Scrovegni con il ciclo di affreschi realizzato da Giotto, Padova
Cappella degli Scrovegni con il ciclo di affreschi realizzato da Giotto, Padova.

 

 

Il blu di Prussia: quando la chimica trasforma l’arte

All’inizio del XVIII secolo, una scoperta cambia profondamente la storia del blu.

Il blu di Prussia appare a Berlino verso il 1704. Contrariamente ai pigmenti minerali tradizionali, è frutto di una reazione chimica. È intenso, relativamente accessibile e possiede un forte potere colorante.

Questa invenzione segna una rottura.

Per la prima volta dall’Antichità, un nuovo blu sintetico diventa ampiamente disponibile per gli artisti.

Apre la strada a una nuova storia dei colori, in cui la chimica, l’industria e il commercio trasformano la tavolozza dei pittori.

Il blu non è più solo una materia rara venuta da lontano. Diventa progressivamente un colore moderno, più accessibile, più sperimentale, più presente nei paesaggi, nei cieli, nelle ombre e nelle atmosfere.

 

Hokusai, La Grande Onda di Kanagawa, stampata intorno al 1830-1832, con il blu di Prussia.
Hokusai, La Grande Onda di Kanagawa, stampata intorno al 1830-1832, con il blu di Prussia.



 

Il blu come emozione: dalla malinconia all’infinito

Dal XIX e XX secolo, il blu si allontana a poco a poco dal suo unico valore materiale o religioso.

Diventa un colore psicologico.

In alcuni artisti, evoca la solitudine, il silenzio, la notte o la malinconia. Il periodo blu di Picasso, tra il 1901 e il 1904, ne è uno degli esempi più celebri: i toni freddi traducono la povertà, la tristezza e la fragilità umana.

Ma il blu può anche diventare un colore dell’assoluto: con Yves Klein, nel XX secolo, non è più solo un pigmento tra gli altri: diventa uno spazio, un’esperienza, quasi una presenza.

Il suo International Klein Blue, sviluppato a partire da un blu oltremare intenso, cerca di preservare la potenza del pigmento puro. In Klein, il blu evoca l’immateriale, l’infinito, il vuoto e la profondità.

 

Rappresentazione dell'IKB 191, pensata da Klein come la più perfetta espressione del blu.
Rappresentazione dell'IKB 191, pensata da Klein come la più perfetta espressione del blu.

 

Il blu non è più solo rappresentato.

Diventa il soggetto stesso dell’opera.

 

 

Il blu, un colore al centro dell’universo Oria Terranea

Per Oria Terranea, il blu occupa un posto particolare.

È il colore dei mari mediterranei, degli orizzonti lontani, delle maioliche antiche, delle cupole, delle acque profonde e dei miti che nascono in riva al mare.

Un colore con numerose sfumature che sublimano un foulard di seta.

Scopri i nostri design con il colore blu.

 

Vista del foulard di seta con il colore blu e motivi di limoni.


 

In sintesi

La storia del blu nell’arte è quella di un colore a lungo raro, prezioso e difficile da produrre. Inventato in forma sintetica dagli Egizi, sublimato dal lapislazzuli, sacralizzato nel Medioevo, trasformato dalla chimica nel XVIII secolo e poi reinventato dagli artisti moderni, il blu non ha mai smesso di cambiare significato.

È di volta in volta materia, simbolo, emozione e orizzonte.

È senza dubbio per questo che continua, ancora oggi, a ispirare artisti, creatori e case legate alla bellezza dei colori.

 

 

FAQ

Qual è il primo grande colore blu utilizzato nell’arte?

Il blu egiziano è uno dei primi pigmenti sintetici conosciuti. Appare nell’antico Egitto e fu utilizzato su oggetti, pitture, sculture e decorazioni.

Perché il blu oltremare era così prezioso?

Perché proveniva dal lapislazzuli, una pietra semipreziosa estratta principalmente in Afghanistan e trasportata su lunghe distanze. La sua rarità e la complessità della sua preparazione lo rendevano un pigmento molto costoso.

Perché la Vergine Maria è spesso rappresentata in blu?

Nell’arte medievale e rinascimentale, il blu era associato alla purezza, al sacro e al prestigio. Il suo costo elevato rafforzava anche il valore simbolico e materiale dell’opera.

Che cos’è il blu di Prussia?

Il blu di Prussia è un pigmento sintetico scoperto all’inizio del XVIII secolo. Meno costoso dell’oltremare naturale, ha trasformato profondamente la tavolozza degli artisti.

Perché il blu è importante nell’arte moderna?

Perché diventa un colore di emozione, di profondità e di astrazione. Picasso lo usa per esprimere la malinconia, mentre Yves Klein ne fa un colore quasi spirituale, associato all’infinito.

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